
Atti del 5° convegno internazionale e interdisciplinare su immagini e immaginazione.
Valeria Menchetelli
Francesco Cotana
Eleonora Dottorini
2025
9788899586652
https://doi.org/10.82048/202513
Le immagini, pervasivamente presenti nella nostra quotidianità, hanno il potere di plasmare le nostre percezioni, di influenzare le nostre opinioni e di orientare i nostri comportamenti. La libertà di accesso ai contenuti visivi, unita alla democratizzazione dei processi di produzione e condivisione, è espressione di una civiltà tecnicamente evoluta, ma anche della facilità di manipolazione che viene attuata proprio attraverso le immagini. La primigenia funzione comunicativa delle immagini e l’uso strumentale che abitualmente ne viene fatto lasciano così emergere l’urgenza di una riflessione profonda sul ruolo etico che le immagini rivestono e sulla loro responsabilità sociale.
La quinta edizione del convegno IMG ha coinvolto la comunità scientifica in un dibattito sul valore etico delle immagini nella società, assumendo la trasversalità e l’interdisciplinarietà come cifra distintiva e come occasione per l’apertura di un confronto su temi di interesse collettivo.
I contributi presentati al Convegno delinano un panorama significativo tanto per la capacità di evidenziare la varietà degli ambiti in cui affiorano le questioni etiche legate alla visualità quanto per la capacità di mostrare una pluralità di percorsi concreti indirizzati alla costruzione di una comunicazione etica e responsabile. La mappa articolata dei contributi ha suggerito una polarizzazione tematica dell’etica delle immagini, rivelando sei ambiti prevalenti di accumulazione delle riflessioni della comunità scientifica: Città e architettura, Ambiente e sostenibilità, Media e comunicazione, Società e politica, Memoria e patrimonio, Educazione e cura.
Questa polarizzazione mostra due tensioni complementari: da un lato la dimensione pubblica e collettiva dell’immagine, che invita a un’assunzione di responsabilità etica da parte delle istituzioni, dei media e dei progettisti; dall’altro lato la dimensione relazionale e affettiva dell’immagine, che richiama i valori della prossimità, dell’ascolto e dell’empatia. Si delinea dunque la prospettiva di un’etica della visualità, capace di unire in uno scambio di relazioni i diritti dei soggetti rappresentati, le condizioni tecniche della produzione e gli effetti delle immagini sulle comunità.